martedì , 24 ottobre 2017

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A Eduardo Bonnin

Eduardo Bonnín,
alunno dell’Evangelo,
suscitatore di venti,
rifondatore di cuori

Non ti conobbi eppure ti conosco.
Non ti conobbi in vita eppure
ti volli bene da sempre.
Come un figlio
ritrova a un tratto il padre sconosciuto.
In quale modo
questi miracoli accadano
nessuno sa, eppure il sole
è per ognuno lo stesso
da millenni in anime lontane.
Tu sveli in me, col presente tuo candore,
ciò che fu sempre di te,
ciò che è il medesimo del sole.
Col filo del sorriso tu
penetri piano il fondo delle cose.
Fra noi fu messaggero
Giovanni, l’amico nostro
comune, filo di corallo,
tenerezza migrante.
Da Barco de Avila a Maiorca
ad Atella, alla nostra Sant’Arpino, per noi
lui disegnò il triangolo d’un cuore
d’intelligenza inconscia, uno strano
cursillo
di anime fra tempi separati.
Anche fra noi, con te, nell’universo,
come dicevi,
siamo stati le carambole di Dio.
Vedo il cristallo
delle tue righe scritte e vi trovo
immenso il mare della tua persona,
l’azzurro suo liquido incantato.
Dal cielo vivente del tuo cuore
hai detto in vita
le poche semplicissime parole
che contano:
l’amicizia, la persona
e la tenerezza del Dio che, mentre ti ama,
ti rovescia da dentro l’universo
facendolo scoppiare come un uovo.
Hai portato
la rivoluzione della rosa nella spina
dando l’amore all’intelligenza
e l’intelligenza all’amore:
alla rosa
la penetrazione della spina
e alla spina la morbidezza della rosa.

Giuseppe Limone
giuseppelimone@tin.it
www.giuseppelimone.it

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