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Spiritualità > don Peppe Vitale
Le letture, che abbiamo appena ascoltato, ci offrono due immagini che ci fanno entrare in una visione che è contemporaneamente intima e anche aperta: Abramo e l'esperienza sul monte Tabor.
Abramo è tra i primi, a livello della Sacra Scrittura, che può significare la dimensione della famiglia ed esprimerne i valori fondamentali
Infatti se è vero che tutta la sua vicenda è caratterizzata dalla preoccupazione della discendenza, (e Abramo se ne preoccupa molto non perché un giorno potrebbe rammaricarsi: " Ho lavorato tanto e alla fine tutto va perduto perché non ho eredi", ma semplicemente per dare un valore a tutto quello che ha fatto e che fa) è pur vero che in essa vengono espressi e sottolineati alcuni valori fondamentali, importanti del matrimonio e della famiglia : la fedeltà e l'indissolubilità, il figlio come dono.
E' grazie a questi valori, esperiti in seno alla sua famiglia, quella, cioè, che costituisce con Sara, che egli può acquisire e realizzare la discendenza. Vediamone le ragioni.
Anche in presenza della sterilità di Sara , la cultura e le istituzioni ebraiche, attraverso la poligamia e l'adozione , offrivano ad Abramo la possibilità di per poter realizzare quanto Dio gli aveva promesso: "Farò di te una grande nazione"
Ma quando entra in queste dimensioni è Dio stesso che gli dice che non sono quelle "le strade" da perseguire: gli dà la certezza che la sua discendenza avrà origine da lui e da Sara (nonostante la sterilità di questa) , da "colui", cioè "che uscirà dalle tue viscere" (Gn 15,4)
Ci sono due aspetti o meglio due comportamenti da considerare: quello di Dio e quello di Abramo.
Dio promette ad Abramo: "Esci dalla tua terra… Farò di te un grande popolo e ti benedirò , renderò grande il tuo nome"; una promessa questa che, sebbene possa apparire vaga, diventa sempre più certa, sempre più sicura fino alla sua piena realizzazione con la nascita di Isacco; Abramo, è fiducioso, crede in questa promessa, ma , visto il passare del tempo, tenta di sostituirsi a Dio e pone in atto due esperienze particolari: prima adotta il suo servo e (qui, evidentemente, avvertendo egli stesso un senso di caduta di tono della sua fede) se ne lamenta con il Signore che rinnova la promessa ; poi, esperienza ancora più "forte", si unisce alla serva della moglie accogliendo la richiesta di quest'ultima: "Vedi io ormai sono vecchia. Ero sterile prima, e adesso non vivo neanche più la condizione che renderebbe possibile una gravidanza. E allora prendi la mia serva e unisciti a lei." .
Ma , prima ancora che Sara possa passare (come poi accadrà) da un atto di amore a un atto di gelosia, Dio ricorda ancora una volta ad Abramo che la sua discendenza nascerà da lui e dalla moglie e non da altri.
Ci troviamo di fronte, se non a una conferma, almeno a un'affermazione, abbastanza esplicita, dei valori della fedeltà e dell'indissolubilità del matrimonio che vincolano ambedue, Abramo e Sara , che inducono entrambi a portare avanti la loro scelta di vita anche se in alcune circostanze hanno deviato o deviano da essa .
La vicenda di Abramo ci porta a fare due considerazioni.
La prima: il figlio è sempre un dono di Dio e come tale nasce dal reciproco donarsi degli sposi: è un dono di un dono; pertanto, non è un diritto da rivendicare a tutti i costi; tutti quanti gli altri espedienti messi in atto per averlo sono semplicemente la ricerca dell'uomo il quale, da una parte non vuole sentirsi colpevole di una mancata possibilità , dall'altra parte non vuole rinunciare a quelle che sono le sue prospettive, a quello che ritiene gli sia dovuto. E' quello che molto spesso avviene quando vogliamo far coincidere il pensiero di Dio con il nostro.
La seconda: la fedeltà e l'indissolubilità sono due dei valori fondanti della famiglia perché grazie ad esse, all'interno di esse, che la famiglia nasce e si perpetua.
Allora qual è la via che bisogna seguire? Credere nel piano provvidenziale che Dio ha pensato per la vita di ogni coppia, di ogni famiglia e immettersi nella sua dimensione, accogliendolo e interpretandolo: Abramo e Sara diventano genitori quando meno se lo aspettano; credere ed operare per una famiglia che trovi il senso di se stessa nell'amore e nella fedeltà agli impegni e alle scelte fatte per il bene comune, che impari l'amore per fortificare e rendere "per sempre" il legame coniugale.
Anche nelle pagine del Vangelo di oggi viene presentata una famiglia : la famiglia di Cristo con gli apostoli. Anche qui vi sono cose importanti da considerare.
All'interno della famiglia ognuno ha un ruolo: il ruolo del genitore-padre, del genitore-madre, dei figli. Noi possiamo riunire i ruoli dei due genitori nella persona di Gesù, il ruolo dei figli nelle persone di Pietro, Giovanni e Giacomo.
Il Signore li chiama e li conduce con sé in disparte, entra in dialogo particolare con loro, un dialogo non di parole, ma di sguardi, di gesti, di espressioni che li fa crescere, maturare.
A conferma di questa crescita viene fuori l'esperienza del Tabor .
Sul Tabor Pietro, Giacomo e Giovanni rimangono affascinati da quello che vedono ( "la veste di Gesù", dice S.Matteo, "divenne candida come la luce, una trasparenza…" ), si trovano a sperimentare un evento eccezionale : la luce della gloria di Cristo riflessa sui loro volti e ne gioiscono.
Alla stessa maniera i figli vivono la gioia e/o le difficoltà, le preoccupazioni dei genitori riflesse nella propria vita. E questo deve essere, secondo me, uno degli elementi che bisogna sempre tener presente nella cura e nella crescita dei figli stessi.
Ancora: Pietro, Giacomo e Giovanni sperimentano la luce riflessa dell'amore di Cristo, di quell' amore, cioè, che è totale donazione di sé agli altri. Ed è per questo che i tre apostoli, contenti di quello che hanno ricevuto, non chiedono per sé ma dicono: "Facciamo tre tende: una per te, una per Elia, una per Mosè"
Da qui un insegnamento per le vostre famiglie: se vi farete dono per il vostro sposo, per la vostra sposa se vi farete dono per i vostri figli e per gli altri , se amerete senza riserve e gratuitamente, se gioirete nel donare , come ha fatto Cristo, insegnerete ai vostri figli le modalità per dare senso alla loro vita e alla vostra.
L'esperienza del Tabor può essere intesa come un meraviglioso cammino verso la identificazione degli apostoli con Cristo, identificazione che avviene attraverso due momenti: essi non riescono a distaccare gli occhi dall' immagine di Cristo trasfigurato; attraverso la nube Dio comunica loro che quello è il Figlio: "Ecco questo è il mio Figlio prediletto nel quale mi sono compiaciuto": identificandosi, vivendo e accogliendo Cristo, diventano una sola cosa con Lui.
Ma dal monte si scende, si scende nella vita. Ed è nella vita, insieme con gli altri, che la famiglia riconosce se stessa . Non a caso Giovanni Paolo II nel parlare della famiglia dice sempre che essa deve prima chiedersi che cos'è e, quindi, diventare ciò che è. In pratica, la famiglia non è un semplice insieme di due, tre o quattro persone che convivono sotto lo stesso tetto, ma è comunione di persone che dipendono l'una dall'altra per la loro crescita personale, spirituale, sociale. E questo è reso possibile quando il matrimonio è vissuto come sacramento.
Gli apostoli sperimentano che cos'è Cristo sul Tabor ; noi sperimentiamo Cristo mangiandolo. Una famiglia che diventa famiglia eucaristica nel senso che, cibandosi del corpo di Cristo, ne vive e ne contempla il mistero, non soltanto rende grazie a Dio, ma diventa una testimonianza viva della sua presenza reale nel mondo e di come l'amore possa crescere e continuare per sempre.
E' questo un augurio che vi faccio e che ritengo che, con un poco di buona volontà, voi tutti possiate realizzare
Gli apostoli ascoltavano la Parola di Dio; voi non solo la potete contemplare , ma potete anche cibarvi di Dio nel mondo; e , parafrasando un filosofo, se "ognuno è ciò che mangia e beve" , una famiglia che mangia il corpo di Cristo e beve il suo sangue diventa tutt'uno con lui.
Sac Giuseppe Vitale