martedì , 24 ottobre 2017

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La Storia

L’ULTREYA COME E’ NATA E COME ERA….

L’essere chiamato a conversare con voi questa sera sulle origini e la strutturazione delle prime Ultreyas mi ha creato, non ve lo nascondo, un certo disagio…
Un certo disagio perché parlare di Ultreya significa entrare nel cuore stesso del nostro Movimento, nel DNA dei Cursillos di Cristianità…
Parlare poi di com’era, com’è e come potrebbe essere l’Ultreya potrebbe lasciare aperti spazi a modifiche e cambiamenti che potrebbero anche allontanarci da quella che è la nostra reale identità…
Non si può parlare di Ultreya senza considerare le origini del movimento, del Gruppo e della riunione di gruppo….
E’ opportuno, nel rivivere insieme la nascita e la strutturazione delle prime ultreyas, considerare la definizione stessa del nostro carisma, per vedere se sia il caso o meno ricercare nuove soluzioni e proposte, oppure basti, semplicemente, ritornare ad essere quello che eravamo…
Questo non significa voler essere conservatori ad ogni costo, non accettare adeguamenti… bisogna vedere ciò che nel metodo è legato al tempo e ciò che invece è di sempre…
Il nostro è un metodo che ci è invidiato da tutti per l’efficacia apostolica e per i suoi frutti.
Forse per questo tanti vorrebbero cucirlo su misura alle proprie esigenze…
Un gruppo di giovani, un grande amore verso Cristo e la Sua Chiesa, tanta voglia di annunciare il vangelo, un ambiente difficile… lo Spirito Santo
Da questo è nato il Cursillo che nel tempo e nello spazio ha raggiunto ciascuno di noi…
Come scorrendo una genealogia si risale ai nostri più antichi antenati… così ripensando a chi ci ha invitati al corso, a chi ha invitato lui… e così via… arriveremmo ad uno dei componenti di quel gruppo.

Un Movimento di Chiesa che, mediante un metodo proprio, rende possibile la vivenza e la convivenza del fondamentale cristiano, aiuta la singola persona a scoprire e a rispondere alla propria vocazione personale e promuove la creazione di gruppi di cristiani che fermentino di vangelo gli ambienti
Questa è la definizione che troviamo all’articolo 74 delle idee fondamentali.
Un movimento di Chiesa dunque, che con un metodo proprio, si propone un obiettivo specifico e cioè la fermentazione evangelica degli ambienti della vita ordinaria.

Se questa realtà è così definita è opportuno analizzarne la genesi e l’evoluzione per verificarne la coerenza, fin dal primo momento, con le caratteristiche evidenziate nella definizione riportata nelle idee fondamentali.
Solo così potremo guardare con serenità al futuro affrontando lo scottante argomento degli adeguamenti…
Fin dai primi tempi i tentativi di modifica o, peggio, le tentazioni di specializzazione (cursillos per giovani, per anziani, per intellettuali, per politici), hanno rappresentato un pericolo costante per il Movimento.
Dobbiamo essere certi che venendo a mancare un solo elemento caratterizzante (movimento di Chiesa, metodo proprio e fermentazione evangelica degli ambienti) non ci troveremo più di fronte al Cursillo ma davanti a qualcos’altro.

1. Punto di partenza: la Chiesa, non tanto come struttura, ma una Chiesa di pietre vive, Corpo mistico di Cristo.
2. Punto di arrivo: Quella stessa Chiesa, fatta di pietre vive, Corpo mistico di Cristo.
3. Un metodo proprio: Precursillo, Cursillo e Postcursillo
4. Obiettivo: La fermentazione evangelica degli ambienti

Non a caso il primo rollo scritto da E.Bonnin è stato lo studio dell’ambiente e nella metodologia ripetutamente si sottolinea l’esigenza della ricerca di “vertebre” in grado di fermentarlo.

Riporto ora un elemento ricorrente nel pensiero di Eduardo Bonnin.
SI TIENE UN CURSILLO NON TANTO PER EVANGELIZZARE QUANTO PER CREARE EVANGELIZZATORI

Contesto storico
La Spagna era da qualche anno uscita da una guerra civile catastrofica, nel corso della quale si erano verificate da ambo le parti violenze di una incredibile efferatezza
In tutta la Spagna la classe media ed operaia, soprattutto delle aree urbane, provava un diffuso anticlericalismo, identificando nella chiesa e nei suoi ministri, il segno di un potere ancestrale, sentimento esaltato dall’appoggio incondizionato datole dal regime franchista.
L’Azione cattolica durante il periodo antecedente la guerra civile aveva tentato di organizzare un pellegrinaggio nazionale giovanile a Santiago de Compostela, per dare una risposta tangibile dei giovani cattolici ai grandi raduni popolari della sinistra.
Purtroppo i continui rinvii e l’inizio della guerra civile impedirono la realizzazione del progetto che fu momentaneamente accantonato.
Dopo la fine della guerra, dovendo rilanciare l’idea del grande pellegrinaggio giovanile a Santiago de Compostela l’Azione Cattolica aveva bisogno di un progetto e di uomini preparati.
Furono così programmati dei corsi denominati Cursillos de Jefes de Peregrinos, finalizzati a formare quelli che sarebbero state le guide nel pellegrinaggio.
Questi corsi, diretti esclusivamente ai giovani di Azione Cattolica, duravano una settimana, erano tenuti da un gruppo di sacerdoti e di laici e si svolgevano in una atmosfera di gioiosa condivisione, con canti e lavori di gruppo.
Il presidente diocesano di Azione Cattolica di Palma de Mallorca, invitò, nel 1941, un certo Eduardo Bonnin Aguilò a partecipare al primo di questi corsi, malgrado non facesse parte dell’associazione.

Eduardo garbatamente rifiutò l’invito, non volendo inserirsi in un ambiente che non gli piaceva e che definiva “devotamente apatico”, ma le continue insistenze lo indussero a partecipare al secondo corso, tenuto nella Settimana Santa del 1943.

Era un giovane brillante, lettore instancabile, proveniente da una agiata famiglia di commercianti, ferventi praticanti.
Aveva curato la propria preparazione con insegnanti privati di stretta osservanza cattolica.
Chiamato al servizio militare, vi rimase per ben nove anni, nel corso dei quali fu proiettato in un ambiente in cui doveva rapportarsi continuamente con tutte le classi sociali e con la realtà autentica della gioventù dell’epoca.
In questi anni Eduardo Bonnin si rese conto che la maggior parte delle persone, pur vivendo in ambienti indifferenti e perfino ostili alla religione cattolica, mantenevano intatti una serie di valori e comportamenti tipicamente evangelici, forse più cristiani di quelli imperanti in quegli ambienti “pii” che tanto bene lui conosceva.

Eduardo dunque partecipò al secondo Cursillo para Jefes de peregrinos, nel 1943, vivendo con intensità quella esperienza cogliendone l’originalità ma nel contempo rendendosi conto della sua inefficacia.
Inizia così un periodo di gestazione nel corso del quale si confronta con un gruppo di giovani , tutti laici, che condividevano le loro esperienza di vita, i loro progetti e le loro inquietudini in un rapporto di profonda amicizia.
Dalle loro inquietudini apostoliche e dalle loro interminabili conversazioni notturne ebbero origine i Cursillos de Cristiandad che oggi conosciamo

Eduardo Bonnin fornisce il suo contributo con delle riflessioni sugli ambienti che da anni sta elaborando, convinto del fatto che una azione apostolica sia estremamente più efficace se sviluppata a livello di ambiente piuttosto che di strutture.
Era necessario fermentare di spirito cristiano la vita e gli ambienti di tutti i giorni piuttosto che rinforzare le strutture ecclesiali.

Poggiando su quello che oggi definiamo il treppiede, Pietà, Studio ed Azione, il loro approfondimento, le loro riflessioni insieme alle lunghe ore di preghiera davanti al tabernacolo portarono ad una sintesi del messaggio che si voleva comunicare.
Il più bel messaggio per i lontani che non conoscono o credono di non conoscere Cristo:
DIO TI AMA!
comunicato attraverso il miglior mezzo: l’amicizia.
Decisero dunque di tenere un Cursillo nuovo secondo questi nuovi criteri.

Domenica 20 Agosto dell’anno 1944.
Inizia il primo Cursillo della storia, rivolto ai lontani, con una struttura dei rollos radicalmente diversa dalla impostazione di quelli precedenti, adattati alla mentalità dei non credenti, ed avente come elemento centrale quello Studio dell’ambiente elaborato da Eduardo.
Da quel momento incominciano a tenersi, con cadenza circa annuale e tra lo scetticismo generale, i nuovi corsi; dal 1944 al 1948 se ne tengono cinque .
I nuovi cursillos, sempre rivolti ai soli maschi, non vengono numerati progressivamente ma ad essi si fa riferimento con la sola indicazione dell’anno e del luogo.

Alla cerimonia di chiusura del secondo, nel 1946 partecipò per la prima volta il Delegato diocesano, don Josè Dameto; questa presenza è indicativa del peso crescente che i nuovi Cursillos stavano assumendo.
Si profilava pertanto in questa fase il riconoscimento da parte ecclesiale dell’operato del gruppo giovanile che sperimentava la nuova tipologia di Cursillos, cosa di per se estremamente positiva ma che apriva la strada ad una crescente influenza della gerarchia nel processo fondazionale del movimento.

Ma, come sempre accade, il diavolo non stava a guardare con le mani in mano……
Si capisce facilmente che lo spirito innovativo degli iniziatori ed il Cursillo, così diverso, da loro creato abbiano fin dal primo momento innescato controversie e tensioni.
Le prime polemiche riguardarono l’eterogeneità dei partecipanti che Eduardo aveva voluto ad ogni costo e che non era ben accetta in ambienti abituati ad utilizzare un linguaggio specifico del livello sociale, culturale e spirituale della platea.
Inoltre l’entusiasmo contagioso dei partecipanti ai Cursillos, il loro modo diverso di pregare, così virile, la loro ironia verso coloro che definivano “i beati”, incominciò a dare fastidio agli ambienti cattolici tradizionali… insomma si ripeteva l’atteggiamento del fratello maggiore nella parabola del Figliuol prodigo…

In quegli anni si verificò un evento che avrebbe avuto conseguenze straordinarie per lo sviluppo del Movimento: La nomina di Mons Juan Hervas a Vescovo della diocesi di Mallorca.
All’epoca poco più che quarantenne, arrivò nell’isola nel dicembre dell’anno 1947 dove trovò una moltitudine festante ad accoglierlo fra i quali, ovviamente, tantissimi giovani che avevano vissuto l’esperienza dei nuovi Cursillos.

Sei mesi più tardi, il 28 agosto del 1948, ebbe luogo il pellegrinaggio a Santiago… 70.000 giovani provenienti da ogni parte del mondo si radunarono intorno alla tomba dell’Apostolo Giacomo.
Da Mallorca parteciparono ben 600 giovani e tra di loro il gruppo gli iniziatori che avevano pensato, pregato e realizzato i Cursillos che oggi chiamiamo di Cristianità.
Al loro rientro ad accoglierli nel porto vi era una folla di 50.000 persone. Don Sebastian Gayà, in qualità di responsabile diocesano dei giovani, rivolgendosi da un balcone alla folla pronunciò una frase che avrebbe dato nuovo impulso apostolico a tutti i partecipanti: “Siamo andati a Santiago per santificarci… Adesso che faremo?”.

Come si può facilmente intuire, all’inizio del 1949 gli ambienti cattolici di Mallorca erano in pieno fermento.
L’entusiasmo per la riuscita del pellegrinaggio a Santiago, la presenza di un nuovo Vescovo di grande carisma ed il dinamismo dei giovani di Azione Cattolica guidati da Eduardo Bonnin avevano rinvigorito la comunità diocesana.
I nuovi Cursillos si tenevano da cinque anni, con cadenza annuale e risultati promettenti, per cui si sentì l’esigenza di farli uscire dalla fase “sperimentale”, programmandoli con una maggiore frequenza e dando loro una numerazione progressiva.

Dal 7 al 10 Gennaio 1949 si tenne, nel monastero di S.Honorato, il Cursillo che successivamente verrà ricordato come il numero uno, anche se in realtà fu il sesto della storia.
Iniziava dunque una fase di forte sviluppo per i Cursillos ideati dal gruppo di Eduardo Bonnin.
Nell’anno 1949 si tennero ben 20 corsi.
Contemporaneamente cresceva l’ostilità da parte degli ambienti più tradizionalisti ed in particolare degli adulti di Azione Cattolica che trovavano inaccettabili le novità introdotte dai nuovi corsi.
Si creavano le premesse che avrebbero successivamente portato, nel 1954, alla separazione tra Azione Cattolica ed il Movimento dei Cursillos
La svolta si verificò nel mese di Novembre, in occasione della assemblea annuale dell’Azione Cattolica, presieduta dal Vescovo, monsignor don Juan Hervas.
Eduardo Bonnin sapeva che da tempo alcune persone avevano manifestato al Vescovo forti critiche all’operato del suo gruppo.
Era quella l’occasione ed il momento giusto per fugare ogni dubbio.
Nel suo intervento chiese pubblicamente al Vescovo, per ben tre volte, se gradisse o meno i Cursillos:
“Se Lei non li gradisce, noi non ne faremo altri e cesseremo ogni attività, ma se Lei li gradisce… noi andremo avanti senza incertezze!”
Tutta l’assemblea ammutolì, decine di giovani tenevano lo sguardo fisso sul Vescovo cercando di capire le sue reazioni ed aspettando una risposta che avrebbe potuto decretare la fine del loro progetto.
Il Vescovo, lentamente, si alzò per prendere la parola pronunciando una frase che rimarrà storica per il nostro Movimento:
“Io i Cursillos di Cristianità non li benedico…” Il mondo sembrò crollare addosso ai nostri giovani amici…
“Io i Cursillos di Cristianità non li benedico… con una mano, ma li benedico con entrambe le mani!”
Fù una apoteosi. Alla fine dell’assemblea, quando il vescovo salì sull’automobile, i giovani entusiasti sollevarono l’auto a braccia e la portarono così per un centiniaio di metri.
Con Monsignor don Juan Hervàs i Cursillos avevano trovato il loro Angelo Custode…
I suoi principali collaboratori , per l’azione all’interno dei cursillos, furono don Sebastian Gayà e don Juan Capò, sacerdoti entrambi di grande carisma e spiritualità.
Da anni ormai si tenevano i corsi cui venivano dati diversi nomi legati al luogo, all’anno in cui venivano celebrati o al progressivo.
In alcuni casi furono chiamati Cursillos di gioventù (!) o Cursillos di conquista… tutti appellativi che non piacevano ne ai fondatori ne al Vescovo di Mallorca.
Fu proprio Monsignor Hervàs, nell’assemblea diocesana di Dicembre dell’anno 1953, a dare il nome con cui lo conosciamo oggi.
Il De Colores venne cantato per la prima volta in un cursillo nel 1948 ma soltanto dal 1951 è diventato l’elemento caratterizzante e l’inno, non ufficiale, del movimento.
Va segnalato che una parte del testo originale, che inneggiava alle belle donne, venne modificata per rendere il canto più adeguato ai numerosi sacerdoti presenti ai ritiri.

I rischi della specializzazione
Uno dei temi che ha generato numerose dispute fin dalla nascita del movimento e che probabilmente continuerà nel tempo è stata la validità universale del metodo; la “specializzazione” o meno dei cursillos rappresenta tutt’oggi in alcuni paesi ed ambienti motivo di aspre polemiche.

E’ opportuno tenere cursillos diversificati per età o livello culturale?
A tale proposito il pensiero di Eduardo non lascia dubbi: il cursillo deve essere eterogeneo per età e livello culturale; soltanto il cursillo misto, per uomini e donne insieme, resta inaccettabile agli occhi di Bonnin.
Eppure va detto che da sempre la tentazione di una “specializzazione” è stata presente nella vita del movimento; negli anni seguenti si tennero in alcune diocesi cursillos per celibi, per sposati, per carcerati, per intellettuali, per lebbrosi… ed addirittura per toreri!

La Riunione di Gruppo
E’ evidente che il movimento dei Cursillos di cristianità è nato da un gruppo di giovani, strettamente legati da una profonda amicizia, che condividevano sogni, successi ed insuccessi.
Il gruppo diede origina al Cursillo e non viceversa! Questo deve essere un punto fermo nella nostra analisi se vogliamo comprendere e realizzare gli ideali del movimento.
Fino al 1949 tutti coloro che avevano partecipato ai cursillos mantenevano frequenti e spontanei contatti tra di loro che sfociavano naturalmente nella formazione di gruppi di amici che, insieme, progettavano e realizzavano le loro azioni apostoliche.

Il moltiplicarsi dei cursillos obbligò Eduardo a riflettere su un metodo per canalizzare i nuovi corsisti favorendo il postcursillo.
L’amicizia e la condivisione del proprio vissuto alla luce del Vangelo era e doveva restare il cardine essenziale del postcursillo.
Nacque così l’idea del gruppo e, di conseguenza della riunione di gruppo, inserita nel metodo fin dal 1949, anche se, nei fatti era consuetudine fin dal primo momento.
La riunione di gruppo negli anni successivi è stata variamente interpretata in molti paesi, suscitando spesso profonda amarezza nel gruppo fondatore.
Soffermiamoci su come Eduardo ed i suoi amici hanno pensato questi elementi fondamentali del dopo cursillo.
La vocazione dei Cursillos è stata fin dalla loro nascita l’evangelizzazione degli ambienti: Sono nati, come abbiamo visto, per rispondere ad una concreta esigenza emersa dopo una attenta analisi dell’ambiente.
Il Cursillo si proponeva come obiettivo il recupero della fiducia persa e la convivenza e condivisione con amici ciò che al Cursillo si aveva scoperto.
Eduardo dice che ogni individuo ha due poli, uno personale riferito alla persona in concreto ed uno sociale riferito all’ambiente in cui si vive.
Il Gruppo legato al polo personale… è il gruppo “con chi vuoi…” costituito da poche persone (al massimo sei), legate da una profonda e radicata amicizia; amici che condividono anche il quotidiano.
Si tratta, pertanto, di un gruppo che si forma spontaneamente, cementato dall’amicizia e dall’amore verso Cristo, che si riunisce regolarmente per condividere la vita di fede e il lavoro apostolico.
Ma è pur vero che l’amicizia non può essere certamente imposta, non si può creare artificiosamente: essa deve nascere spontanea, favorita dall’amore verso Cristo ed il Suo Vangelo.
Nel gruppo si deve vivere e condividere l’amore verso Dio e l’amore verso il prossimo, cercando di guardare sempre più in profondità dentro il proprio animo.
Ogni gruppo viveva i suoi momenti di verifica nella cosidetta “riunione di gruppo” settimanale, che si svolgeva secondo gli schemi che ben conosciamo:
” Invocazione allo Spirito Santo
” Verifica del treppiede
” Momenti vicino a Cristo
” Successi apostolici
” Insuccessi apostolici
” Progetto dell’azione apostolica per la settimana successiva
” Preghiera di ringraziamento
Si innescava una dinamica di apertura e condivisione con i fratelli di:
” Quello che si viveva…
” Quello che si voleva vivere vivere…
” Quello che con rimpianto non si riusciva a vivere…

Questi gruppi attraverso la loro testimonianza e la loro azione apostolica potevano fermentare in senso evangelico quegli ambienti che Eduardo Bonnin aveva analizzato nel suo primo rollo.
E’ chiaro che la formazione di un gruppo del genere può non apparire facile, l’amicizia non può essere programmata; essa deve nascere spontanea, anche in funzione di affinità e di interessi. Non dobbiamo però dimenticare di avere il più meraviglioso dei collanti, cioè l’amore verso Cristo; questo sentimento e la Sua Grazia renderanno possibile ciò che in altri momenti sarebbe stato impensabile.

L’Ultreya
Incorporati il gruppo e la riunione di gruppo come elementi essenziali della metodologia era ovvio che si raccogliesse l’esigenza di coloro che, dopo aver fatto il cursillo, volevano mantenere rapporti con tutti coloro che avevano fatto la stessa esperienza.
Eduardo Bonnin, un mese fa, a Roma, rispose alla mia domanda su come fosse nata l’ultreya con una semplicità sconcertante : “Volevamo incontrare gli amici…”
Era dunque l’esigenza di riincontare gli amici che avevano fatto l’esperienza del Cursillo per condividere il loro vissuto… ognuno di loro aveva il proprio gruppo, la propria riunione di gruppo, ma avevano bisogno di rivedere, di ascoltare gli altri fratelli che avevano fatto la stessa esperienza.
Nasce così, nel 1949, l’Ultreya che fin dal primo momento viene definita dal gruppo fondatore come “la riunione delle riunioni di gruppo”.
Dunque nasce perché esistevano i gruppi esterni, quei gruppi di amici che erano stati definiti i “Gruppi con chi vuoi”; senza la loro esistenza l’Ultreya non sarebbe mai nata.
Lo stesso nome Ultreya, grido di incoraggiamento reciproco dei pellegrini, dopo una sosta… prima di riprendere il cammino, le conferisce l’essenza.
Ho incontrato l’anno scorso uno dei corsisti della prima ora, ecco la sua testimonianza.
“Ho fatto il Cursillo nel 1946, avevo 16 anni, Eduardo è stato il rettore. Fin dal primo momento ho avuto il mio gruppo di amici con cui mi incontravo settimanalmente per la riunione, sempre gli stessi… adesso la maggior parte di loro non c’è più. E’ stato bello condividere per tanti anni i momenti vicino a Cristo, gli insuccessi, i nostri sogni, il treppiede… Sentivamo però forte il bisogno di rivedere gli altri fratelli, anche coloro che avevano fatto altri corsi; ascoltare le loro esperienze, confrontarle… incoraggiarci… sentirci meno soli e più uniti. Accolsi con gioia l’idea di riunire tutti i gruppi periodicamente in un incontro che avremmo chiamato Ultreya.
Già… Ultreya… come lungo il Cammino di Santiago…
Spero che un giorno il Signore mi faccia la Grazia di poter rifare la riunione di gruppo con i miei amici in Cielo…”

Eduardo Bonnin ed i suoi amici, autotassandosi, affittano dunque dei locali a Palma, piccoli locali che diventano luogo di riunione delle riunioni di gruppo.
Ogni settimana si incontravano tutti coloro che avevano fatto il Cursillo… si iniziava con l’incontro dei gruppi.
Ogni gruppo era costituito di 5 o 6 persone provenienti da gruppi di ambiente diversi, che cambiavano settimanalmente. Dopo l’invocazione allo SS, un fratello che assumeva il ruolo di guida, invitava i singoli a condividere con gli altri i propri momenti di Pietà; dopo che tutti avevano parlato si affrontavano i momenti di Studio e, poi, di Azione.
Dalla verifica del treppiede scaturivano gli impegni di Pietà, Studio ed Azione per la settimana successiva.
Era fondamentale che tutti i partecipanti avessero modo di comunicare.
Seguivano come temi Il momento vicino a Cristo e gli insuccessi apostolici.
Erano incontri sotto il segno della precarietà, nei corridoi, a volte tenuti in piedi…
Il responsabile, che cambiava settimanalmente, faceva il giro dei gruppi prenotando le risonanze al rollo.
Durante l’Ultreya non vi era un tavolo di presidenza ne Rettori, visibili… soltanto il responsabile settimanale introduceva il rollista e successivamente andava a sedersi con gli altri.
Dopo il rollo seguivano le risonanze, tutte brevi, al massimo di tre minuti.
All’inizio i sacerdoti parteciparono con una certa riluttanza, successivamente si inserirono con entusiasmo.
Il sacerdote in questa Ultreya non rappresentava il fratello maggiore venuto ad ammaestrare… era un fratello in più che portava la propria testimonianza di Vangelo vissuto.
Il loro intervento non era mai di natura catechetica… era vivenziale… la vita di ogni giorno, vissuta alla luce del Vangelo. Cristo nella vita quotidiana

Le parole amicizia, allegria e soprattutto il nome di Cristo risuonavano di continuo in quegli incontri…
Un Cristo Vivo, normale e vicino…
Vivo perché veniva sperimentato nella vita di ognuno….
Vivo perché rendeva viva la vita…
Normale perché da quando entra nella vita e si cerca di conoscerlo sempre meglio diventa una presenza costante e non straordinaria… nei momenti difficili, nei momenti di gioia.
Cammina con noi ogni giorno, ci sostiene…
Vicino perché la Sua presenza non è con noi o al nostro fianco. Egli è nel più profondo del nostro essere, laddove nessuna altra presenza può arrivare
Era dunque un Ultreya dinamica, forse anche precaria, ma ben corrispondente all’icona della sosta dei pellegrini lungo il cammino di Santiago…
Luogo e momento di verifica del proprio itinerario cristiano, luogo di condivisione di ciò che negli ambienti del mondo si vive, momento di sosta prima di riprendere il cammino.
Quando si perde la consapevolezza dell’essenza dinamica dell’ultreya si perde di vista l’obbiettivo del movimento che come già detto è la fermentazione evangelica degli ambienti.
Nell’Ultreya convergevano tutti coloro che avevano fatto il Cursillo ed in essa condividevano il loro vissuto, fatto di successi, fallimenti, ansie, gioie… ma sempre contemplati alla luce del Vangelo.
Era un portare la vita di ogni giorno a questo incontro, che doveva essere momento di conversione continua, per poi portare l’ultreya nella vita di ogni giorno…
Il ruolo fondamentale del sacerdote consisteva proprio nel renderla, non momento di catechesi, ma momento di conversione, partendo dalla propria ed altrui esperienza.
Un fratello in più che portava la sua esperienza quotidiana di Dio agli altri…

Questa era l’ultreya dei primi tempi… piena di fascino… piena di entusiasmo…allegria… amicizia… ansia apostolica… non luogo di ammaestramento… ma di condivisione.
Dove ci si meravigliava e rallegrava della scoperta di un Cristo fratello, di un Dio che ci ama e con la Sua Grazia ci rende ogni giorno creature nuove capaci di compiere miracoli nella quotidianità.
Prima di concludere vorrei raccontarvi un episodio che ci può illuminare sullo spirito che dovrebbe animare tutti noi corsisti.
Si celebrava il 19° centenario del viaggio di San Paolo in Spagna… Il Vescovo Hervàs intervenendo affermò: “Ho sentito dire dal Cardinale Arriba y Castro che se san Paolo tornasse oggi nel nostro paese sarebbe cursillista… sarebbe un onore troppo grande per il nostro movimento; il cardinale è troppo buono con noi.
Io umilmente affermerei piuttosto che, se san Paolo ripercorresse i nostri sentieri predicando il Vangelo, avrebbe come compagni più entusiasti i cursillisti.
Per questo motivo varrei tanto che la Santa Sede ci affidasse a San Paolo come nostro protettore”
Cinque mesi più tardi Paolo VI firmava un decreto in cui Paolo VI nominava il beato apostolo Paolo”patrono celestiale, davanti a Dio, dei Cursillos di cristianità”.

In questi giorni ci porremo l’interrogativo su come potrebbe essere l’Ultreya… nella diocesi di Aversa abbiamo voluto simbolicamente dare una risposta a questo interrogativo mettendo all’ingresso del locale uno specchio.
Sotto lo specchio si legge una scritta: “GUARDA E VEDRAI COME SARA’ OGGI L’ULTREYA”
Lo abbiamo fatto nella convinzione che l’incontro sarà ricco soltanto se ad esso porteremo la nostra vita, partecipando come attori e non come spettatori per vedere cosa succede… sarà gioioso se saremo capaci di vivere con la gioia del Cristo risorto nel cuore.
Insomma nell’interrogarci su come potrebbe essere un Ultreya più viva, chiediamoci anche come dovremmo essere noi per renderla tale.

Possa il Signore illuminarci in questi giorni, concederci la Grazia di ritrovare l’entusiasmo dei primi tempi, quella allegria… di riscoprire il senso dell’amicizia… di poter condividere con i fratelli ciò che nei gruppi inseriti negli ambienti del mondo abbiamo vissuto…
Ci dia la capacità di vivere in gruppo la nostra esperienza di cristiani innamorati di un Cristo che ci è fratello ed oggi, vivo più che mai, percorre la storia al nostro fianco.

ULTREYA!

Relatore Giovanni Genovese
CONVIVENZA NAZIONALE DI STUDIO
Assisi 8 Luglio 2004

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