Don Peppino Vitale

Congresso Eucaristico diocesano relazione di don Giuseppe Vitale
L’Eucarestia
Abbiamo ascoltato tutti il brano di Luca dei discepoli di Emmaus, un brano particolarmente intenso di spunti di meditazione e di messaggi.
Non a caso si è attinto da esso per la scelta del logo del nostro Congresso Eucaristico Diocesano: è un brano che invita a riflettere seriamente e profondamente sul valore e sul significato del! ‘Eucaristia.
Talvolta, succede che, troppo presi dal voler vedere Cristo in tutte le cose (e, forse, non è neppure sbagliato), quasi dimentichiamo che l’atto fondamentale, principale in cui possiamo veramente percepirLo tra di noi e riconoscerLo è essenzialmente nello spezzare il pane.
“Lo riconobbero nello spezzare il pane “‘. Il logo è significativo per l’ampiezza di lettura che se ne può fare. In quel gesto si riconosce Cristo, ma esso è anche il segno” attraverso cui si riconosce, si deve riconoscere, il cattolico: lo frazione del Pane, di quell’ elemento semplice, ma fondamentale e indispensabile per la sua vita, lo connota, lo distingue, gli dà senso.
E il nostro Congresso, che si svolge all’interno” dell’anno eucaristico, vuole puntualizzare, appunto, ciò e far nascere in ognuno come esigenza, come necessità insopprimibile il voler condividere sempre il pane della mensa eucaristica. “Tutti quanti abbiamo avuto modo di sperimentare nelle nostre parrocchie la “Settimana Eucaristica” che doveva servire per due scopi: rispondere all’esigenza che Giovanni Paolo II riteneva estremamente importante considerare all’interno della storia della Chiesa d’oggi: ritornare alla fonte” e al “culmine” della vita cristiana; prepararci a questo appuntamento, a questi sette giorni del Congresso Eucaristico. avvenimento conclusivo delle visite pastorali del nostro vescovo, occasione per noi per porci dinanzi al Divino Sacramento in atteggiamento di ascolto, di riflessione, di contemplazione per scoprirne l’intima natura.
Ci è stato fornito un sussidio, indubbiamente molto valido, in cui venivano presentati dodici schemi di catechesi. Essi proponevano alla riflessione dei credenti, sotto la guida dei parroci, la varie parti della celebrazione della Messa proprio perché ne potessero comprendere la struttura e il valore e, inoltre, cogliessero e tenessero presente l’intimo legame che le unisce perchè quando un elemento di un tutto viene meno o non viene considerato non si scopre e non si sperimenta la liturgia che si sta vivendo.
In questo incontro, che mi è stato dato di presiedere, desidero percorrere con voi la lettera enciclica di Giovanni Paolo II ” Ecclesia de Eucharistia’” soffermandomi, in particolare, sulla comunione ecclesialeL’enciclica è una sintesi ardita di catechesi, una catechesi completa ed esauriente, tanto da assumere quasi veste di trattato, inerente la celebrazione eucaristica.
In essa nessuno elemento o aspetto viene sottaciuto, ma ad ognuno viene dato ampio spazio e una specifica connotazione per cui essa appare come l’espressione della crescita continua della fede della Chiesa: ogni elemento, ogni parte rispondono ad esigenze dottrina/i e comunionali ed è per questo che non possono essere qualificati come pie intuizioni o pii interventi.
Dopo l’introduzione, che può essere considerata il quadro sintetico della stessa lettera enciclica, vengono presentate le tappe del cammino per la comprensione dell’Eucaristia. Sono i vari capitoli in cui vengono divisi i contenuti del documento.
Innanzitutto l’Eucaristia come mistero della fede, poi l’Eucaristia che edifica la Chiesa.
E’ diventato di uso comune dire: L’Eucaristia fa la Chiesa, la Chiesa fa l’Eucaristia,”, un ‘Eucaristia che, viene detto nel terzo capitolo, trae origine dalla Chiesa dei primi tempi e che continuerà sino a quando ci sarà nel mondo un cattolico, perché essa è quel rito perenne che deve essere celebrato di generazione in generazione così come lo è e viene celebrato il memoriale della liberazione del popolo ebraico dall’Egitto
Segue il capitolo dell’apostolicità dell’Eucaristia e della Chiesa dove si sottolinea che il legame strettissimo tra esse è dato e nasce dal comune fondamento: gli Apostoli. Agli Apostoli è stata affidata l’Eucaristia e sono essi che l’hanno tramandata; con gli Apostoli nasce la Chiesa e sono essi che l’hanno diffusa.
Gli ultimi tre capitoli trattano rispettivamente dell ‘Eucaristia e la comunione ecclesiale, su cui mi soffermerò dopo; del decoro della celebrazione eucaristica dove si sottolinea “come la fede della Chiesa nel Mistero eucaristico” vada manifestata anche “attraverso una serie di espressioni esterne, volte ad evocare e sottolineare la grandezza dell’evento celebrato” e, pertanto, vengono date anche indicazioni pratiche per la celebrazione eucaristica; della Vergine Maria, donna eucaristica, alla cui scuola tutti dobbiamo apprendere per “riscoprire in tutta la sua ricchezza il rapporto intimo che lega la Chiesa ed Eucaristia”.
‘Maria “nasce” eucaristica e viene assunta in cielo eucaristica. “Nasce” eucaristica perché è lei che prima di ogni altro accoglie il Cristo: lo accoglie nel suo grembo. Diventa quello che ognuno di noi viene definito dai Padri della Chiesa: Cristoforo, portatore di Cristo, perchè quando si riceve l’Eucaristia ci si identifica totalmente con essa. Maria è tabernacolo dell’Eucaristia dall’annuncio fino all ‘assunzione in cielo perché ha accolto Gesù nel suo seno, lo ha tenuto nel suo cuore durante la crescita, lo ha seguito con i sentimenti dell’amore durante l’annuncio del suo messaggio. lo ha accolto nuovamente nel suo grembo deposto dalla croce e ha vissuto accanto agli apostoli vivendo e partecipando all’Eucaristia. Quel Gesù, che lei aveva portato per nove mesi dentro di sé, che aveva partorito, ritornava, (grande mistero!) in lei e, elevandola a tabernacolo vivente ai se stesso, lo rendeva ancora più degna d’amore da parte di tutta quanta la Chiesa’
La Chiesa vive dell ‘Eucaristia. E ciò è essenziale perché nel momento in cui la Chiesa non celebra più l’Eucaristia non celebra più il Cristo che salva, non celebra più la salvezza di Cristo presente nella storia.
Ma che cos’è l’Eucaristia?
Non è un semplice pronunciare delle parole, ma è un vivere quello che avviene sull’altare: la conversione del pane e del vino in corpo e sangue del Signore. E’ fonte e apice della vita cristiana; fonte perché su di essa poggia totalmente; apice, perché rende possibile in Cristo la comunione di ognuno con il Padre e con lo Spirito Santo.
Quindi se volessimo rappresentare con un quadro l’Eucaristia non dovremmo disegnare, come normalmente si fa, sette rivoli d’acqua che discendono da una montagna. No! Dovremmo porre la fonte, l’Eucaristia, sull’apice della montagna e poi sei rivoli, che sono i modi in cui l’eucaristia diventa realtà vissuta, diventa vita cristiana, lungo i pendii. ‘
Nel Cenacolo, nella notte in cui veniva tradito, Gesù istituiva l’Eucaristia, dava il più grande sacramento dell’amore: se stesso.
E questo avviene ancora tuttora ogni volta che celebriamo l’Eucaristia, ogni volta, cioè che viviamo e facciamo memoria di quello che Gesù ha espresso nel Cenacolo nell’ultima cena. (…)
L’Eucaristia, quindi non è un celebrare sul momento un ricordo o un semplice segno come pare che venga intesa anche tra noi cattolici. L’Eucaristia è presenza di Cristo, è Cristo in mezzo a noi. (…)
La Pasqua ebraica celebra e rinnova la liberazione dalla schiavitù, la Chiesa celebra e rinnova continuamente la salvezza, il riscatto dal peccato. E’ il memoriale che esprime tutto ciò.
Ma quando avviene l’esperienza di questo momento? La notte di Pasqua. L’Eucaristia, infatti, è “”l’Evento” della nostra Pasqua, è il centro del mistero pasquale, il mistero della nostra fede: il mistero di un Dio che ancora oggi entra nella storia e si fa nostro salvatore con la sua morte e la sua risurrezione, che continua a stare e a camminare al nostro fianco.L’enciclica vuole essere la presentazione di questo grande mistero per ridestare lo stupore di fronte ad un olocausto che continuamente diventa segno di salvezza, che realizza la salvezza; per far cogliere il dono di un amore infinito e totale dato gratuitamente a lutti noi. L’Eucaristia, perciò, è la pietra preziosa, il tesoro nascosto, è il centro della nostra ricchezza spirituale, è il Cristo da cui continuamente si possono attingere tesori di Grazia.
L’Eucaristia è memoriale, perché di Cristo oggi “annunciamo la morte “, oggi “proclamiamo la tua resurrezione”, oggi siamo “nell’ attesa della venuta” ; è sacrificio indispensabile e decisivo offerto, nella piena gratuità, per tutti gli uomini di ogni tempo e di ogni luogo; è l’unico sacrificio salvifico: gli altri atti possono essere momenti di pietà; è sacrificio in senso proprio e totale perché Cristo sulla croce offre tutto se stesso ali ‘unico Dio: Jahvè; è un dono, un dono al Padre in nostro favore: Cristo non ha bisogno di esprimere olocausti per se stesso; è un mistero, un mistero grande che sovrasta tutti quanti i nostri pensieri; è mistero della fede: gli occhi vedono il pane e il vino, lo fede vede il corpo e il sangue di Cristo offirti per lo redenzione di tutta l’umanità. .
L’Eucaristia ci proietta verso lo realizzazione della realtà escatologica. quella vita in cui ognuno di noi non dovrà più cibarsi del corpo e del sangue di Cristo, ma potrà vivere interamente con e in Lui diventando una sola cosa con Lui perché essa realizza la escatologia nella resurrezione nostra in Cristo.
E’ dal patto del Sinai che l’Eucaristia trae la sua origine, quell’evento dell’A.T. che vede il popolo di Israele accettare lo presenza di Dio e riconoscerne la validità della Legge che accoglie e decide di portare avanti come sua. Da quel patto, cioè, che viene superato e portato a compimento da Gesù col suo sacrificio: il patto sancito e realizzato attraverso lo Legge viene trasformato in nuova ed eterna alleanza attraverso l’offerta del calice del suo sangue.
L’efficacia dell’Eucaristia (ci introduciamo nel secondo punto di questo incontro) ) ci viene data non solo dalla sua stessa natura. ma anche dal fatto che da sempre, sin dal giorno in cui il Signore è asceso al cielo, viene celebrata dalla Chiesa unendo tutti i cristiani, creando comunione.
Paolo scriveva ai Corinzi: “Il pane che noi spezziamo, non èforse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo. Tutti, infatti, partecipiamo dell ‘unico pane.” E negli Atti degli Apostoli si sottolinea più volte come l’unione nella Chiesa primitiva è generata dalla frazione del pane, dal riunirsi per fare memoria del Signore e come il tutto avviene mettendo insieme i due momenti che sono, possiamo dire, le braccia di Dio nella storia: la Parola e il pane.
L’Eucaristia crea, quindi, comunione fraterna fra “i credenti: siamo tutti invitati al/o stesso banchetto, tutti mangiamo lo stesso pane e beviamo lo stesso vino.
Ma prima ancora che tra di noi, essa ci fa entrare in comunione con Dio Padre: noi, uniti alla persona di Cristo e identificati con Lui, per opera dello Spirito Santo diventiamo con Lui offerta.
E ‘questa comunione con Dio Padre che fa dell ‘Eucaristia il culmine e lo fonte di tutti i Sacramenti; è in essa che noi sperimentiamo e ci uniamo, in una modalità che osiamo dire più immediata, al mistero trinitario; è essa che ci proietta in una dimensione invisibile e soprannaturale; è grazie ad essa che, sperimentato il peccato, sentiamo l’esigenza di chiedere perdono perché essa non venga mai più spezzata. Da qui lo stretto legame tra l’Eucaristia e la Penitenza.
Accanto alla comunione con il Padre, l’Eucaristia realizza, in una dimensione visibile, la comunione nella Chiesa e con la Chiesa, dimensione che non va accantonata, sottostimata, disatteso perché essa è segno di quella invisibile con Dio Padre.
In quanto visibile, la comunione ecclesiale non è un ‘idea, neppure un pio desiderio, né una velleità, neanche una vaga speranza, è una certezza che richiede un modo specifico di vivere.
Un detto latino recita: “” Tot capita, tot sententiae .. Gli scrittori e gli oratori classici
avevano modo di sperimentare questa verità, ma se avessero vissuto il Cristianesimo nella sua purezza, e, quindi, la comunione espressa nella Chiesa avrebbero visto ridimensionata la portata del suo significato. Le idee, i modi di esprimer/e, i modelli mentali possono anche essere diversi, ma partecipati, comunicati dialogizzati permettono di vivere un ‘unica fede: l’unità della Chiesa nella fede è quello a cui porta decisamente la comunione ecclesiale. Comunione che la Chiesa propone sia al suo interno, tra i cattolici, sia all’esterno, tra i cattolici e i fratelli separati diventando, così ecumenismo.
Anche nella struttura gerarchica della Chiesa possiamo sperimentare questa comunione (…) che viene sottolineata dai vari “memento” della celebrazione eucaristica. E ‘la comunione, infatti, che si evidenzia nella preghiera nelle anafore quando viene fatto il “memento” del sommo pontefice, del vescovo diocesano, del collegio episcopale, del clero, del popolo. Sono un tutt’uno. Sarebbe perciò assurdo e incongruente per un sacerdote celebrare l’eucaristia senza una vera comunione con il proprio vescovo e con i fedeli o non partecipare alle concelebrazioni con il vescovo stesso: è nell’ unione che si realizza l’ Eucaristia.
L’unità tra il papa, i vescovi, tutto il clero e il popolo è la chiara manifestazione di una comunione vissuta come risposta all’invito di Cristo: “Amatevi come io vi ho amato” e come testimonianza di vero amore evangelico, di carità. (…)
L’Eucaristia in questo ruolo di comunionalità và vissuta nella sua interezza; essa non è mai celebrazione privata, ma sempre immagine e viva presenza della Chiesa tutta, come Chiesa una, santa, cattolica, apostolica, romana.
Ma l’Eucaristia non crea solamente comunione, educa anche alla comunione.
E a tal proposito si può ricordare quanto Paolo apostolo scrive alla Chiesa di Corinto (1Cor 11,17-34; 12,27) perché recuperi lo spirito della comunione fraterna e eviti gli abusi e le divisioni in contrasto con la “‘Cena” (…)
E ancora S. Agostino che dice: ” Voi siete il corpo di Cristo e le sue membra. Voi siete il suo corpo e le sue membra, sulla mensa del Signore è deposto quello che è il vostro mistero. Sì voi ricevete quello che è il vostro mistero.” Mistero, cioè, di essere il corpo mistico di Cristo, nel confronto e nella complementarietà che ogni membro esprime all’interno di esso, come membro indispensabile alla sua realizzazione.
Di qui si comprende l’importanza che Giovanni Paolo Il ha voluto dare e ha dato alla comprensione della Messa domenicale, quando questo mistero diventa il mistero di tutta quanta la Chiesa e tutta la comunità diventa Eucaristia, e alla sua partecipazione.
La lettera apostolica “‘Dies Domini” poneva la Messa come obbligo e invitava a recuperarla in tal senso. Nella “”Novo Millennio Ineunte” si afferma: .. La messa efficace è creatività di comunione per la crescita della Chiesa stessa. .. La domenica è il giorno della Chiesa, quando nella comunione si sperimenta l’unità. “”E’ il giorno del Signore risorto, è il giorno speciale della Chiesa” “che richiede un impegno pastorale fondato sul/a contemplazione del volto di Cristo.
Lo stesso cammino ecumenico può trovare nell’Eucaristia la linfa di una sua la possibile concretizzazione perché essa è espressione dell’unità, sorgente di unione, desiderio di un solo corpo e di un solo spirito, realizzazione della Chiesa che con Cristo crea verità. (…)
E chiudo con le parole di S.Agostino che più di altre sintetizzano quanto finora detto: “il nostro Salvatore nell ‘ultima cena, nella notte in cui veniva tradito, istituì il sacrificio eucaristico del suo corpo e del suo sangue con il quale perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della croce e per affidare così alla sua diletta sposa, la Chiesa, il memoriale della sua morte e risurrezione. sacramento di pietà. segno di unità, vincolo di carità, convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, ” l’anima è colmata di Grazia e viene dato il pegno della gloria futura..
E’ attorno all’Eucaristia che si rafforza lo nostra comunione perciò seguiamola, contempliamola arricchiremo il nostro animo e vivremo come veri seguaci della persona di Cristo