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Renato

Volontariato > Storie in corsia

Caro Renato,

ti voglio scrivere questa lettera, a nome mio, ma rappresentando idealmente tutti i volontari che ti hanno conosciuto, nella certezza che tu, da qualche parte, lassù nel Cielo, ascolterai queste mie parole.
Ti ho incontrato due volte e di questi due incontri è rimasto impresso nel mio cuore un ricordo che il tempo difficilmente riuscirà a cancellare.
La prima volta era un Lunedì pomeriggio, mentre percorrevo insieme ad Anna i corridoi dell ospedale. Tua madre era lì, sull'uscio della porta della stanza, immagine di una forza d'animo che solo la presenza di Dio nel cuore può dare.
Lei sapeva bene che stavi morendo ma voleva che tu portassi sempre con te il volto di una madre che da coraggio, che non si dispera e che vuole solo trasmettere tanto Amore.
Dopo qualche minuto eravate abbracciati… mentre ti contorcevi per il dolore trovavi la forza di stringere tra le braccia la mamma e di baciarla… e lei, ti stringeva e ti baciava…
Questa scena richiamò alla mia mente l'icona del Calvario quando Maria sostava ai piedi della Croce su cui il figlio moriva.
Questo pensiero mi sconvolgeva e non sapevo se entrare o scappare via davanti a tanto dolore.
Trovai la forza di avvicinarmi al letto e stringerti il braccio, sedendomi al tuo fianco. Dopo qualche minuto, in un momento in cui il dolore ti dava tregua, riuscimmo a scambiare qualche parola; mi trasmettesti la tua voglia di vivere, il tuo Amore verso tua madre… "Giovanni, mia madre è una donna eccezionale" mi dicesti, e parlasti della fidanzata, della sorella…
Ti portai con me a casa custodendo nell'intimo le tue parole; quella sera parlai di te ad altri fratelli ed insieme pregammo il Signore affinché ti fosse vicino nella prova.
La notte in più occasioni ho rivissuto quei momenti.
Ti ho rivisto dopo qualche settimana, nella bara; la fidanzata ti accarezzava i capelli, tua sorella piangeva in silenzio.
Maria, tua mamma, aveva potuto finalmente versare tutte le lacrime per tanto tempo represse, e non ne aveva più.
Di fronte a tanto dolore ogni parola era superflua ed anche io pregai in silenzio.
Adesso, dopo qualche settimana, posso scriverti e raccontare quei momenti, così come li ho vissuti, ma da una angolazione diversa. Lo faccio durante i tre giorni di un ritiro spirituale, convinto che dal silenzio che accompagna la presenza di Dio, tu mi ascolterai.
Sento ancora, quasi fisicamente, il contatto con il tuo braccio nella mano sinistra.
La Fede soltanto può darmi una chiave di lettura della tua grande sofferenza.
Renato, hai vissuto in terra il tuo inferno ed ora sicuramente sei stretto tra le braccia di Dio, contemplando il Suo volto.
Adesso non hai più bisogno di nessuno di noi, anzi siamo noi ad avere bisogno di te. Unisciti dunque alla nostra preghiera per dare la forza a tutti coloro che ti hanno amato. Chiediamo insieme al Signore di stare vicino alla mamma, a tua sorella, alla fidanzata, per aiutarle a superare le difficoltà di questa prova.
I disegni di Dio ci sfuggono, ma sappiamo tutti di doverci affidare a Lui che è Amore.
Renato, non ti dico, anzi non ti diciamo, addio perché la nostra Fede ci invita a dire… arrivederci.
E con l'aiuto di Dio un giorno potremo incontrarci di nuovo e tu potrai ancora una volta abbracciare tutte le persone care… ed il tuo sorriso sarà la nostra gioia.
Ciao Renato, arrivederci.


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