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I gruppi di ambiente

Carisma

MEMO

L'Ultreya non è fine a se stessa perché la missione del Movimento va molto oltre… Se dopo il cursillo tutto si riducesse a questo incontro sarebbe la fine, come accade ad un lago in cui l'acqua non si rinnova… si secca e muore.

I GRUPPI DI ANIMAZIONE CRISTIANA DEGLI AMBIENTI

Anna e Vittorio, poco fa, ci hanno parlato dell'Ultreya.
Ma l'Ultreya non è fine a se stessa perché la missione del Movimento va molto oltre… Se dopo il cursillo tutto si riducesse a quest'incontro sarebbe la fine, come accade ad un lago in cui l'acqua non si rinnova… si secca e muore.
La vocazione del movimento dei Cursillos di cristianità è, oggi come ieri, la evangelizzazione degli ambienti, questo è l'obiettivo che dobbiamo avere ben chiaro in mente.

Essi sono nati, circa sessanta anni fa, dalla constatazione che in molte aree della vita sociale Cristo e il Vangelo erano assenti; i modi di pensare, di sentire, di comportarsi della gente non erano generalmente guidati dalla logica evangelica.
Esisteva una frattura tra fede e vita, tra vangelo e storia. Anche quelli che si dicevano cristiani molto spesso non offrivano una vera testimonianza di fede nella loro vita quotidiana, limitando la propria vita di fede ad alcuni momenti formali, che non incidevano nella sostanza della propria esistenza.
Questo scollamento tra Vangelo e cultura, ossia tra i valori proposti da Cristo e i modi di pensare della gente, spinse Eduardo Bonnin ed i suoi amici, illuminati dallo Spirito Santo, a sognare e realizzare il Cursillo.
Il Cursillo come risposta a questo problema, partendo dal convincimento che il Vangelo è la verità più rivoluzionaria che esista, una verità "viva" in grado di cambiare la vita di ogni uomo.
Attuale allora, ancora più attuale oggi, dopo sessanta anni…

Se la vocazione del cursillo è la evangelizzazione degli ambienti, lo stile deve essere quello dell'azione di gruppo, lo spirito quello del pellegrino.

Questi elementi sono il DNA del nostro movimento:
1. La vocazione ad evangelizzare gli ambienti
2. Lo stile dell'azione in gruppo
3. Lo spirito del pellegrino


Ognuno di questi elementi è essenziale: senza la vocazione alla evangelizzazione degli ambienti, senza l'azione di gruppo e senza lo stile del pellegrino non esiste il cursillo.
E' bella così comìè la rosa… non toccarla. E' una bella frase di un poeta spagnolo. Così il cursillo, come un fiore bello e profumato, se manipolato o utilizzato, come un fiore reciso… secca e muore.
Il Cursillo vuole proporsi come strumento di annuncio del Vangelo, favorendo la formazione di gruppi di cristiani nei diversi ambienti dove gli uomini conducono la propria vita ordinaria; cristiani che non si vergognano del Vangelo di Cristo, ma anzi si impegnano con entusiasmo per portarlo a tutti gli uomini.
Cristiani che sanno dire con S.Paolo: "lo non mi vergogno del Vangelo, poiché è potenza di Dio per la salvezza de mondo" (Rom 1,16).

Affinchè il Vangelo possa penetrare a fondo negli ambienti e cambiarne dall'interno la cultura è però opportuno che il suo annuncio venga fatto in gruppo.
Sia ben chiaro che con questo non si vuole certo sminuire l'importanza della testimonianza personale che resta comunque fondamentale.
La cultura di un ambiente difficilmente potrà essere modificata da una singola persona se tutti gli altri la pensano diversamente e vivono molto lontani da Cristo.
Se la testimonianza di vita evangelica è offerta da un gruppo di cristiani risulterà sicuramente più efficace ed incisiva.
Gesù stesso inviò i suoi discepoli a due a due (Le 10,188) ed assicurò la sua stessa presenza dove due o più sono riuniti nel suo nome.
La maniera migliore di intervenire dentro l'ambiente è quella suggerita da Gesù stesso: essere come il "sale". il "lievito". la "luce" (cfr. Mt 5,13-16).
Non si tratta di isolarsi dal mondo ma di vivere insieme agli altri, di fare le stesse cose degli altri, ma con uno spirito diverso, illuminati da una luce interiore, che gli altri devono poter notare dal nostro volto, dai nostri modi di fare, dal nostro linguaggio, dal nostro comportamento quotidiano.
Il sale non si vede, non è appariscente, eppure si sente la sua presenza, perchè è una presenza che dà gusto e sapore.
Il lievito si nasconde dentro la massa di farina e la fermenta dall'interno.

Così il gruppo deve essere presente dentro l'ambiente: in modo discreto, ma incisivo, coraggioso, creativo, facendo in modo che gli altri, vedendo il comportamento cristiano dei membri di questo gruppo, possano interrogarsi sul loro modo di vivere.


Sappiamo bene che la realizzazione degli ideali del Movimento, attraverso la formazione di Gruppi, così come programmato dai fondatori non è facile e che spesso potremo andare incontro a difficoltà ed a scoraggiamenti.
Non importa è però fondamentale sapere quale deve essere il nostro obiettivo, avere idee chiare in proposito… sapere quale la direzione da prendere.
Come una nave nella tempesta faceva una volta riferimento alla luce del faro che illuminava la notte…
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Nell'azione di gruppo esiste un nocciolo duro, che d'ora in poi, per semplicità chiamerò Gruppo Primario.

Eduardo Bonnin dice che ogni individuo ha due poli, uno personale riferito alla persona in concreto ed uno sociale riferito all'ambiente in cui si vive.
Il Gruppo primario, nasce spontaneamente, è legato al polo personale… è il gruppo "con chi vuoi…" costituito da poche persone ( al massimo sei/otto) legate da una profonda e radicata amicizia; amici che condividono anche il quotidiano incontrandosi spesso con le famiglie, condividendo gioie e dolori…

L'amicizia è il più nobile dei sentimenti che possono legare gli uomini tra di loro, come Gesù stesso ripetutamente ci dice nel Vangelo: "Voi siete miei amici…", "Non c'è un amore più grande di colui che da la vita per i propri amici…"
L'amicizia non può essere certamente imposta, non si può creare artificiosamente: essa deve nascere spontanea, favorita da affinità ed interessi ma soprattutto dall'amore verso Cristo ed il Suo Vangelo.
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Il Gruppo primario deve essere stabile anche se non vincolante; non si deve riunire perché bisogna fare questo o quello… il gruppo si riunisce perché siamo amici, perché abbiamo incontrato Cristo e vogliamo andare oltre…
Nel gruppo dobbiamo vivere e condividere l'amore verso Dio e l'amore verso il prossimo, cercando di guardare sempre più in profondità dentro di ognuno di noi.

Ogni gruppo primario vive i suoi momenti di verifica nella cosidetta "riunione di gruppo" che si svolge secondo gli schemi che ben conosciamo:
Invocazione allo Spirito Santo
Verifica del treppiede
Momenti vicino a Cristo
Progetto dell'azione apostolica per la settimana successiva
Preghiera di ringraziamento


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Attenzione, non è importante la riunione… sono importanti le persone che la compongono… che si propongono di essere più amici per poter essere più cristiani… si propongono di essere più cristiani per essere più amici…

Si innesca così una dinamica di apertura e condivisione con i fratelli di:
Quello che viviamo…
Quello che vogliamo vivere…
Quello che ci addolora non poter vivere…


VIVENZA: IL NOSTRO GRUPPO PRIMARIO

Ho fatto il cursillo nell'ormai lontano 1989, giovanna l'ha fatto circa un anno dopo; ad Aversa non esisteva ancora il movimento per cui la partecipazione all'Ultreya richiedeva un viaggio di circa 80 Km.
Dopo qualche mese invitai a partecipare alla nostra esperienza Raffaele, un collega che avevo incontrato al Provveditorato agli studi; le nostre erano due situazioni parallele, anche lui aveva lasciato l'industria e si accingeva ad entrare nel mondo della Scuola.
Così anche Raffaele fece il Cursillo fuori diocesi e divenne il mio compagno di viaggio verso l'ultreya della diocesi di Sessa Aurunca.
Al ritorno dovevamo subire sistematicamente le lamentele delle rispettive mogli che facevano le più strane illazioni per queste nostre scappatelle.
Eppure, ripensando a come si sono svolti gli eventi, dobbiamo sicuramente ringraziare il Signore per queste difficoltà che ci hanno temprato.
Nel 1990 venne lanciato il Movimento nella diocesi di Aversa ed ebbi così modo di conoscere Enzo, dipendente ospedaliero, che aveva vissuto a Napoli il suo Cursillo.
Ad Aversa tra i primi a partecipare, incuriosito dai cambiamenti che aveva notato in me, vi fù un architetto, Salvatore e la moglie Maria.
Salvatore aveva fatto politica nell'estrema sinistra per tutta la vita, accanito mangiapreti, ex consigliere provinciale, ex sindaco…
Maria, la moglie, dotata di pazienza senza limiti aveva da sempre moderato il percorso del marito…
Con questi fratelli si è instaurato subito un rapporto di grande amicizia…, alcuni come Raffaele, Salvatore e Maria già conosciuti prima del Cursillo… ma prima non vi era amicizia, adesso vi era l'amore verso Cristo a darci una vera amicizia.
Così è nato il nostro gruppo primario con Raffaele, che ama definirsi ingegnere contadino per il forte legame alla terra, su cui ha lavorato fino alle soglie della laurea; Raffaele è la voce della mia coscienza, con lui amo confrontarmi quando voglio mettermi in discussione. E' uno dei pochi che mi dice sempre quello che pensa, senza peli sulla lingua.
Enzo, invece l'ho sempre definito il cuore del gruppo; di una generosità senza limiti, sensibile ai bisogni altrui, periodicamente si dà alla politica facendo l'assessore comunale. Sistematicamente ne esce con le osssa rotte. E' il giullare del gruppo, con la sua chitarra porta agli altri il suo amore verso il Signore… è il fratello di cui sento maggiormente il bisogno nei momenti di sconforto.
Salvatore è invece, l'idealista, il sognatore, sempre pronto a progettare esperienze nuove… ha trovato nel Vangelo gli ideali che per tanti anni aveva cercato altrove diventando una fucina continua di nuove idee.
Rientrato dal Cursillo andò a fare la sua prima predica nella sezione del partito… dovette scappare via…
Maria, la moglie di Salvatore, è come la mia Giovanna. Dotate entrambe di grande forza di volontà e di una grande pazienza, riescono a sopportare i tanti, continui nostri impegni .
Esiste un modo umile e silenzioso di servire il movimento, accettando che il proprio marito o la propria moglie, dedichino il loro tempo ad esso.
La moglie di Raffaele e quella di Enzo, entrambe corsiste, pur non frequentando l'ultreya danno il loro prezioso contributo nel silenzio.
Questo è il nostro gruppo: un ingegnere con il cuore e la saggezza di un contadino, un generoso giullare del Signore, un architetto che ha scoperto la rivoluzione del Vangelo, due donne di grande volontà e tanta pazienza. Infine ci sono io, con i miei pochi pregi ed i tantissimi difetti.
I nostri contatti sono sempre frequentissimi, nei momenti di gioia, ma soprattutto nei momenti della sofferenza siamo stati sempre uniti.
Per molti anni abbiamo condiviso anche il momento delle ferie stando insieme con le famiglie ed organizzando anche in località lontane momenti di evangelizzazione.
In qualche occasione siamo stati insieme ad aspettare l'anno nuovo… leggendo la Bibbia.
Quando per qualche motivo vi è stata burrasca tra moglie e marito… ecco arrivare il pronto intervento del gruppo, tutti decisi a non abbandonare la nostra casa (vitto ed alloggio compreso) fino a pace fatta.
Se qualcuno di noi è ammalato è cosa risaputa che l'arrivo di un fratello o sorella del gruppo è motivo di veloce miglioramento nelle condizioni di salute…
Ci incontriamo molto spesso e gli argomenti sono sempre gli stessi… le iniziative prese o da prendere… i nostri insuccessi, le ansie, le paure… la presenza di Cristo nella nostra vita…
Quasi sempre appare evidente la nostra piccolezza rispetto agli obiettivi che ci proponiamo, i nostri immensi limiti…
Eppure il Signore si è servito tante volte di questi strumenti rotti…

--------------------------------GIOVANNA------------------------------------
In che modo i gruppi primari, quelli "con chi vuoi", possono influenzare in senso cristiano gli ambienti in cui vivono?
La risposta è semplice: Formando i gruppi secondari, quei gruppi insomma che sono legati al polo sociale della persona e all'ambiente in cui vive. Sono i gruppi che Eduardo Bonnin definisce "gruppi con chi devi".

Quando parliamo di ambiente, infatti, parliamo di qualcosa di molto complesso. In generale si può dire che un ambiente è "l'insieme delle persone, delle idee e delle strutture che sono presenti in un determinato luogo".
Il termine "ambiente" è generico, perchè con esso si possono intendere cose molto differenti l'una dall'altra: ambiente è la famiglia, la parrocchia, il condominio, il quartiere; ambienti sociali sono la scuola, l'ospedale, la caserma, l'ufficio, tutti i diversi ambienti professionali; ambiente è anche il bar, la discoteca, il luogo ricreativo o sportivo… lnsomma, quando parliamo di "ambiente", ci riferiamo a tutta una serie di situazioni, che non è possibile uniformare.
Il modo di intervenire in questi ambienti, per portarvi dentro la luce del Vangelo, dovrà perciò necessariamente adattarsi alle diverse situazioni.
La prima cosa da fare è quella di studiare l'ambiente, ossia conoscerIo bene. Si tratta di capire il "clima" che si respira in quell'ambiente, le idee che circolano, gli interessi. Si tratta soprattutto di conoscere le persone, perchè un ambiente è costituito essenzialmente dalle persone.
Si tratta di riuscire a percepire quell'ansia di Dio che è nascosta nel cuore di ogni uomo.
Si deve cercare inoltre la collaborazione di qualche cristiano impegnato, se presente, e di eventuali aderenti ad altri movimenti con cui avviare una produttiva collaborazione nel comune impegno apostolico.

Se proprio non dovesse esserci nessun cristiano impegnato, allora si tratterà di individuare quelli più disponibili ad avvicinarsi a Cristo e a vivere secondo il Battesimo che hanno già ricevuto. Spesso però, come ho detto prima, in un ambiente sono già presenti dei cristiani, magari appartenenti a Movimenti diversi, e quindi animati da una spiritualità diversa: con essi bisogna imparare a collaborare, superando il rischio del settarismo o la sterile polemica del confronto fra esperienze ecclesiali differenti.
Con questi fratelli si potrà costituire un gruppo che si incontra con regolarità per avviare iniziative apostoliche di vario genere. Se non è possibile riunirsi sempre nello stesso ambiente, allora ci si potrà incontrare anche in un luogo diverso, ma sempre con la prospettiva di evangelizzare l'ambiente in cui si opera insieme.
Scaturiranno allora sicuramente delle proposte operative, delle iniziative. che andranno di volta in volta valutate e, se ritenute idonee, realizzate. Qui bisogna lasciarsi guidare dallo Spirito Santo, che offre i doni del discernimento e della sapienza, ma anche del coraggio e della fortezza. Non bisogna infatti lasciarsi mai pervadere dal pessimismo o dallo scoraggiamento, perchè attraverso la grazia dello Spirito Santo è sempre possibile penetrare, anche nelle situazioni più difficili.
Attraverso questo lavoro apostolico dentro l'ambiente sarà quasi inevitabile che, a poco a poco, alcuni si avvicineranno a Cristo, forse anche solo per curiosità, oppure perchè hanno intuito che in Cristo c'è la Verità. Questo è il momento della "pesca" o del raccolto di ciò che si è seminato. Se si ravvisano in questi fratelli le caratteristiche necessarie per poter vivere l'esperienza del Corso di cristianità, sarà questo il momento di invitarli a fare quest'esperienza. In ogni caso, la nostra principale preoccupazione non dovrà essere mai quella di far fare a tutti il Cursillo, quanto piuttosto quella di portare tutti a Cristo.
Il gruppo, poi, deve porsi all'interno dell'ambiente sempre come un gruppo aperto, disponibile ad aiutare tutti, capace di invitare e di coinvolgere. Il suo interesse principale infatti sarà sempre quello di coinvolgere il maggior numero possibile di persone all'interno dell'ambiente e non certo quello di diventare un gruppo di élite.
Il gruppo, infine, deve mostrarsi disponibile ad accogliere i suggerimenti degli altri e a valorizzare il positivo che c'è in ognuno, senza avere la pretesa di possedere sempre la risposta giusta ad ogni problema. Siamo inviati dal Signore a collaborare con tutti gli uomini di buona volontà, nella consapevolezza che lo Spirito Santo offre a tutti dei doni e delle porzioni di verità.
Agendo in questo modo, questo sarà un vero gruppo di animazione cristiana, in grado di fornire un contributo positivo per la modificazione in senso evangelico della cultura di quell' ambiente.

VIVENZA: I GRUPPI CHE ABBIAMO COSTITUITO

Prima vi abbiamo parlato del nostro gruppo primario. Da questo gruppo in questi anni sono partite molte iniziative apostoliche di vario tipo.
Per qualche anno, insieme ad altri amici della zona, abbiamo formato nel mese di Maggio un gruppo itinerante di preghiera guidato da Enzo e la sua chitarra.
Ci spostavamo di casa in casa per la recita del Rosario, accompagnati da canti molto belli e da letture di brani del Vangelo; in questa iniziativa coinvolgemmo un gruppetto di giovani carichi di entusiasmo.
La gente si meravigliava nel vedere tra di noi tanti uomini che, senza complessi, rivolgevano a voce alta la loro preghiera alla Madonna.
Abbiamo fatto anche alcune esperienze di gruppo di catechesi.
Questi gruppi sono sempre sorti per rispondere ed esigenze specifiche che man mano abbiamo rilevato nell'ambiente. Aiutare gli incerti nel loro percorso di precursillo e tante volte come sostegno a coloro che, avendo fatto il cursillo, avevano bisogno di consolidare le loro conoscenze… Spesso fratelli che avevano rinunciato a quelli che erano stati gli ideali della loro vita e che adesso, scoperto Cristo, si muovevano con passo incerto, come bambini in cerca di aiuto.
Gianni ed io abbiamo sempre coordinato questi gruppi di catechesi che, come ho detto prima, sono sempre nati da una richiesta dell'ambiente o di qualche persona in particolare.
A Settembre riprenderemo, a casa nostra, un gruppo che è nato soprattutto per dare aiuto ad Angelo, un fratello che per anni ha fatto parte delle brigate rosse. Queste sono le meraviglie del Signore…
Lo specialista nel portarci i problemi è Salvatore, che butta le sue reti di pesca sempre più lontano… Il suo spirito di iniziativa ci ha portato a costituire un gruppo che, dopo avere restaurato un vecchio casale abbandonato, si occupa di prevenzione del disagio giovanile.
Il casale di Teverolaccio è diventato un polo vivo per tutta la zona, il gruppo organizza periodicamente anche incontri con disabili; è anche il luogo dove facciamo le convivenze della Scuola Responsabili.
Purtroppo siamo costretti a subire tentativi di strumentalizzazione da parte dei politici che, vedendo i frutti, vorrebbero inserire i "professionisti del volontariato".


Il gruppo a noi più caro è quello che abbiamo costituito come volontari presso l'Istituto per i tumori Pascale di Napoli; è iniziato sei anni fa con Gianni e Raffaele e dall'anno scorso vi faccio parte anche io, complessivamente siamo in otto.
Questo gruppo è nato come naturale conseguenza dei nostri momenti di studio e di preghiera: Abbiamo incontrato Cristo, cerchiamo sempre di più di conoscerlo attraverso lo studio, di incontrarlo attraverso la preghiera e di conseguenza renderci strumenti trasparenti al suo amore.
Era necessario "sporcarci le mani", come dice Gianni, superando le nostre paure, i nostri limiti, facendo per amore quelle cose che non faremmo per nessun altro motivo. Mio marito rischiava di svenire se vedeva il sangue, oggi entra in sala operatoria ed assiste agli interventi…. Questi sono i miracoli che il Signore compie in ognuno di noi…
Ogni settimana dedichiamo qualche ora del nostro tempo a questi nostri fratelli ammalati… è un incontro non facile perché quasi sempre sono consapevoli delle loro reali condizioni. Appare chiara la povertà dell'uomo, della scienza stessa, di fronte al dramma di una sofferenza, spesso atroce.
Si pensa che il nostro ruolo sia dare un conforto agli ammalati… invece no, noi non siamo in grado di dare nessun conforto perché il dramma, la malattia, è loro. Noi possiamo soltanto esprimere il nostro affetto, la nostra disponibilità a stare insieme a loro quando sono soli, in modo discreto, silenzioso, senza alimentare eccessive illusioni. Incitare a combattere a testa alta contro un male che va affrontato con coraggio…
Molte volte il nostro colloquio avviene nel silenzio, stringendo una mano attraverso la quale passano mille parole non dette.
Altre volte ci dicono quelle cose che non possono comunicare ai familiari, le loro ansie, le loro paure… spesso ascoltiamo il loro disagio per i sacrifici che le famiglie devono affrontare per la malattia.
Spesso ci sentiamo dire "E' bello quello che fate!" No, non è bello, anzi ci costa perché il contatto con la sofferenza è duro, ci pesa….
Non è una cosa bella, è invece una cosa Giusta e noi la affrontiamo chiedendo al Signore di darci la forza. Una forza che spesso ci danno loro, gli ammalati, con la loro fede e testimonianza.
Tornando a casa trasciniamo il fardello delle sofferenze incontrate e la nostra preghiera va inevitabilmente a quei volti sconosciuti che per noi sono stati il volto stesso di Cristo.


In tutti i gruppi, ed in particolar modo nei gruppi secondari, che non hanno le caratteristiche di continuità e solidità dei gruppi primari, è opportuno seguire alcuni criteri fondamentali che adesso vi esporrò..
Dobbiamo essere consapevoli che si deve attraversare inevitabilmente un periodo di rodaggio, perchè non si realizza subito la conoscenza dei componenti, la loro amicizia reciproca, lo spirito di confidenza e di affiatamento. E' chiaro perciò che il gruppo cresce a poco a poco, con gradualità, per cui bisogna saper aspettare pazientemente e non scoraggiarsi se le cose non vanno subito benissimo.

E' molto importante che fin dall'inizio si crei nel gruppo il "clima" giusto" fatto di rispetto e di fraternità. Bisogna tenere tutti nella massima considerazione, senza far primeggiare l'uno a discapito dell'altro.
Il ruolo del coordinatore sarà essenzialmente quello di mettere tutti a proprio agio e di valorizzare le qualità di ognuno, nella consapevolezza che tutti hanno qualcosa di buono da offrire.
In ogni caso non è bene forzare qualcuno a parlare, a confidarsi, a rivelare le sue cose intime: anche in questo caso bisogna avere la pazienza di aspettare i ritmi di crescita di ognuno.

La comunicazione tra i membri del gruppo non deve mai seguire moduli di tipo direttivo. ossia non deve mai essere impostata su rimproveri, ammonimenti, accuse, interrogazioni, esortazioni.
E' utile sapere che da questi modi di comunicare ci si difende: piuttosto che aprirsi, l'interlocutore tende a chiudersi ancora di più in se stesso, perchè si sente giudicato, piuttosto che amato e preso nella giusta considerazione.

E' fondamentale che all'interno del gruppo si sappia ascoltare. E perchè ciò avvenga, è necessario partire sempre dal punto di vista dell'altro, rispettarlo nella sua integrità non travisarlo, non condurlo necessariamente al proprio punto di vista, non tradurlo secondo i propri convincimenti.
L'ascolto è fatto di silenzio, di rispetto, di attenzione a quello che l'altro sta dicendo, di amore verso la sua persona, a prescindere dalle cose che dice.

La comunicazione, poi, sarà più facile se si usa un linguaggio semplice, ordinato, capace di suscitare negli interlocutori delle risonanze, ossia delle risposte di ritorno, che si inquadrino nel tema trattato e non escano fuori dal contenuto effettivo della discussione.

Un' occasione privilegiata per crescere nell' amicizia e nella confidenza reciproca sono i momenti di preghiera spontanea. Essi aiutano moltissimo a conoscersi e a volersi bene

In ogni caso, la cosa più importante è che tutti si sentano responsabili della crescita del gruppo, senza delegare ad altri questa responsabilità. Ognuno è protagonista attivo e sa che il gruppo migliora o peggiora anche per causa sua.


--------------------------------GIANNI---------------------------------------
Ricordo la grande confusione mentale in cui mi ritrovai, dopo aver fatto il mio cursillo… sentivo parlare di gruppi in ultreya, gruppi d'ambiente, gruppo di coordinamento, gruppi operativi, gruppi di famiglia, di volontariato ecct ecct….
Oggi invece vi abbiamo presentato soltanto due tipologie in cui qualunque gruppo si può andare ad inquadrare: Gruppi primari e gruppi secondari.
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I gruppi primari, quelli con chi vuoi", che nascono spontaneamente, in cui l'amicizia profonda tra i componenti, fondata sull'amore verso Cristo ed il suo Vangelo, porta ad una condivisione del vissuto quotidiano.
I gruppi secondari, quelli "con chi devi", figli dei gruppi primari, che nascono come momento di azione apostolica legata all'ambiente in cui si vive.
E' ovvio che si può anche verificare che da alcuni elementi di un gruppo secondario possa nascere un gruppo primario, se si crea l'indispensabile legame di amicizia.
I gruppi secondari sono inevitabilmente in numero superiore ed hanno una specifica natura, volontariato, preghiera, studio... ma tutti hanno un denominatore comune: Il Gruppo primario.

Il Gruppo primario è stato ed è il motore di tutte le iniziative.
In esse non sempre sono presenti tutti i componenti del Gruppo, ma è nel gruppo primario che avviene la verifica, la programmazione. Insomma in questo gruppo condividiamo i nostri sogni… quei sogni che con l'aiuto ora di alcuni, ora di altri, realizziamo nei gruppi secondari.


VIVENZA: COME E' NATO UN GRUPPO SECONDARIO

Era una sera d'inverno, durante la cena, dopo un momento di preghiera, si discuteva della assoluta mancanza di strutture attente a quel sottile, sfibrante, disagio giovanile che spesso sfocia nella droga.

Improvvisamente ci rendemmo conto che le nostre erano parole.. parole e che così non avremmo mai affrontato il problema.
Ci stavamo comportando come coloro che discutono del problema della fame nel mondo, partecipando a tutti convegni, ma non sono attenti al bussare del povero alla loro porta.

Ad un certo punto qualcuno si ricordò di un vecchio casale abbandonato nella periferia del paese, di proprietà comunale: Teverolaccio.
Una struttura settecentesca con un ampio cortile interno, larghi spiazzi ed una chiesetta con annessa casa canonica; il tutto recintato da un alto muro di pietra.
Una bella torre, disposta ad angolo del fabbricato, caraterizza il luogo: Teverolaccio.

Nel corso della seconda guerra mondiale le truppe alleate avevano sostato in quel luogo, come testimoniano le tantissime scritte sui muri delle stanze diroccate… Adesso era del tutto abbandonato, ad eccezione di alcune stanze, occupate abusivamente da un contadino mezzo folle.
A ridosso della chiesetta, dove veniva celebrata settimanalmente la Messa, vi era la casa canonica, sommersa da rifiuti di ogni genere…
Ed il vecchio parroco, don Ciccio, era lo zio di un nostro fratello….

Il giorno seguente ci recammo da don Ciccio per presentargli il progetto e le nostre richieste… dopo qualche mese la casa canonica fu data in comodato al Movimento dei Cursillos di Cristianità nella persona del Rettore "pro tempore".

Il nostro entusiasmo iniziale si stemperò quando toccammo con mano lo stato reale in cui si trovava la struttura, sommersa com'era di terreno e sporcizia di ogni genere.


Salvatore, che fin dal primo momento è stato e resta il motore di questa iniziativa, incoraggiò tutti ad affidarsi alla provvidenza ed a rinboccarsi le maniche…
Iniziò così un opera di risanamento che coinvolse decine di volontari di ogni genere, tutti entusiasti dell'obiettivo da raggiungere…
Alcuni imprenditori e commercianti di materiale edilizio della zona vennero a sapere cosa stava nascendo e cosìarrivarono, gratis, materiali da costruzione, mezzi di ogni genere.
Soltanto i soldi non sono stati mai accettati.
Insomma la Provvidenza era diventata una realtà palpabile

Questo cantiere di Teverolaccio che freneticamente apriva ogni sabato mattina per chiudersi la domenica sera, coinvolse tutti per diversi mesi.
Vedemmo laureati e manovali spalare insieme la terra, giovani che contribuivano con il loro lavoro ed il loro entusiasmo.
Si mangiava all'aperto un panino… poi, con il passare del tempo partì anche una cucina.

Dopo alcuni mesi il miracolo era compiuto ed era lì davanti ai nostri occhi.
Un miracolo che si è ripetuto nel tempo quando il comune ha dato in comodato altri locali semidistrutti.

Così si è formato un vasto gruppo, costituito soprattutto da giovani, coordinato da Salvatore e Maria, con periodici momenti di verifica e confronto.
Una fucina di idee e di iniziative è stato ed è Teverolaccio…

Un centro di ascolto per la prevenzione dalle tossicodipendenze, collegato ai centri di don Pierino Germini, luogo di incontro, di confronto.
Momenti indimenticabili quando abbiamo ospitato i disabili del Cottolengo che hanno cantato e gioito insieme a noi.

In qualche occasione ho portato i miei alunni in quel luogo per il precetto pasquale, coinvolgendo un nostro sacerdote… ed è stato bello vedere quei giovani, che non lo facevano da anni, confessarsi passeggiando sotto gli alberi.

Ricordo la gioia di un nostro fratello paraplegico, Nicola, quando si faceva spingere a tutta velocità sulla carrozzella lungo i viali alberati…. "Fammi diventare Shumaker" diceva…
Oppure Vincenzo, che raccontava come immaginava, lui, nato cieco, quel luogo…
Entrambi hanno fatto il Cursillo… amorevolmente accuditi dai responsabili.

Salvatore ha immaginato e scritto una favola per i ragazzi che spesso accorrono, a volte anche quelli della scuola media autorizzati dal preside…
E' la favola di un drago buono che anticamente abitava il casale e che la cattiveria ed indifferenza degli uomini ha fatto fuggire… ora stà lì nascosto da qualche parte in attesa che ritornino a Teverolaccio persone dal cuore buono…
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Ma cosa ci riserva il futuro?
Ancora una volta ci affidiamo alla provvidenza, perché il Comune di Succivo, consorziato con quello di Sant'Arpino e quello di Orta di Atella, ha creduto bene di destinare la struttura di Teverolaccio alla realizzazione di un polo calzaturiero…..
Non ci scoraggeremo perché le strutture possono essere tolte ma non si possono uccidere le idee e lo spirito che le anima… sappiamo di non dover piantare le tende…


Ovviamente i gruppi secondari non hanno le stesse caratteristiche di stabilità e coesione tipiche di un gruppo primario.
Ognuno di noi può far parte di più gruppi secondari ma sicuramente soltanto di un gruppo primario.
In una diocesi basterebbero pochi gruppi primari per trasformare gli ambienti…

Il Gruppo primario è un vero e proprio dono del Signore, e, come tutti i doni del Signore deve essere amorevolmente custodito.
Bisogna vigilare, senza dare niente per scontato, perché basta poco, a volte, per mettere in crisi una realtà così bella… si sa, in fondo, siamo sempre uomini con molti limiti e poche virtù…
Anche nel gruppo primario possono nascere momenti di grossa difficoltà che sono particolarmente dolorosi…
VIVENZA: LA CRISI NEL GRUPPO PRIMARIO

Da quanto vi abbiamo finora esposto potrebbe apparire la nostra una realtà idilliaca dove esiste un bel gruppo primario che riesce ad animare con successo gli ambienti in cui è inserito. Qualche volta siamo stati tentati dall'ebbrezza di sentirci appagati…

Il Signore però l'anno scorso ha voluto riportarci con i piedi per terra per farci prendere atto dei nostri limiti della nostra pochezza…
Il nostro Gruppo, Raffaele, Enzo, Maria, Salvatore e noi… sempre uniti per parlare di Cristo e testimoniarlo…
Eppure il Diavolo ha voluto metterci la coda…

L'anno scorso, in occasione della mia riconferma a coordinatore diocesano e della nomina dei vari responsabili di gruppo, un malinteso ha creato un abbisso tra me ed Enzo.
E' avvenuto ciò che per tutti noi sarebbe stato impensabile… proprio con Enzo, il più gioioso, il più disponibile, sempre pronto a donarsi a tutti.

E' iniziato un periodo da incubo perché tutto sembrava un sogno da cui speravamo di risvegliarci all'improvviso. Non è possibile continuavo a ripetermi… Anche lui Enzo, da parte sua, continuava a soffrire…
Ognuno di noi era convinto di non aver fatto alcun torto all'altro… eppure avevamo perso entrambi la capacità di comunicare.

La nostra sofferenza è diventata la sofferenza dell'intero gruppo e , di riflesso, dell'intero movimento essendo tutti abituati a vederci un cuor solo. L'ultreya improvvisamente ci appariva triste ed avevamo perso la spinta che ci aveva sempre contraddistinto.
Ognuno di noi in cuor suo pregava il Signore di porre presto fine a questo brutto sogno…
Tanti cari fratelli hanno fatto del loro meglio per riportare la serenità nel gruppo.

Dopo alcuni mesi fummo invitati a trascorrere una domenica nella tenuta di campagna di un altro fratello. Passeggiavamo sul prato.. io da un lato ed Enzo dall'altro… Mentre le mogli cucinavano noi tutti prendevamo il fresco sotto gli alberi.
Una sorella mi diede un piatto con pezzettini di formaggio parmigiano, da distribuire come antipasto.
Lo portai agli altri. Uno per uno prese il suo pezzetto, ne era rimasto uno solo e davanti a me stava solo Enzo. Mi avvicinai e lo offrii a lui guardandolo negli occhi.
I nostri sguardi si incontrarono ed improvvisamente ci ritrovammo abbracciati tra le lacrime nostre e quelle dei fratelli presenti.

Avevamo toccato il fondo… prendendo atto della nostra piccolezza… ma l'amicizia fondata sulla roccia, su Cristo è stata più forte.
Adesso tutto è ritornato come prima. Anzi no, rispetto a prima siamo più prudenti nei rapporti, attenti a non ferire in alcun modo l'altro.



Conclusione

La formazione di gruppi di animazione cristiana nei diversi ambienti non è, per il nostro Movimento, un fatto opzionale, ma obbligatorio.
Questo è infatti lo scopo principale per il quale facciamo i Cursillos: creare all'interno dei vari ambienti dei gruppi di cristiani autentici, che siano in grado di trasformare in senso evangelico la "cultura" di quell'ambiente.

Il Cursillo vuole portare la presenza di Cristo dentro le strutture di questo mondo, vuole porsi come presenza di Chiesa all'interno dei "luoghi" dove quotidianamente si svolge la vita degli uomini.
Per fare questo il nostro Movimento ritiene che sia necessario agire non isolatamente, ma in gruppo, in modo che l'azione apostolica sia più efficace ed incisiva.

L'amore verso Cristo ed una amicizia vera e radicata consentono la formazione spontanea di quei gruppi che abbiamo definito primari che, a loro volta, faranno nascere più gruppi secondari basati sull'equilibrio del trepiedi: Pietà Studio ed Azione.
Coloro che, per vari motivi, trovano difficoltà a costituire o inserirsi in un gruppo primario potranno far parte costruttivamente di uno qualsiasi dei gruppi secondari.

Dobbiamo essere grati a questo strumento umano, sicuramente ispirato dallo Spirito, per averci fatto riscoprire la bellezza dell'amicizia.
Al Cursillo partecipano non tanto le persone che non credono in Dio, al Cursillo partecipano soprattutto persone che non credono nell'Uomo.
Ed in quei tre giorni cerchiamo di ridare fiducia all'uomo nell'uomo per poter poi convivere e condividere con amici ciò che al Cursillo si è scoperto.
E' un momento di incontro con se stessi, con gli altri… e con il Signore.
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Io ho un sogno… ricordate la celebre frase di Martin Luther King… anche noi responsabili del cursillo dobbiamo avere un sogno che non può essere oscurato da difficoltà o ostacoli…
Sogniamo quella che considero un icona di questo Movimento dei Cursillos di Cristianità, che dal 1944 percorre le vie del mondo annunciando la lieta novella di un Dio, Padre misericordioso, che ci ama.
Folle di uomini e donne, chiamati dallo Spirito alla evangelizzazione degli ambienti… lavorando insieme, in gruppo… percorrendo la strada che ci conduce alla meta con lo spirito dei pellegrini lungo il Cammino di Santiago…

Vari gruppi che guardano verso un'unica meta, e che trovano nell'Ultreya il loro momento di incontro, di condivisione e di mutuo sostegno.
Vissuta con lo spirito dei pellegrini che sostano, senza piantare le tende, prima di riprendere la strada...

L'Ultreya come momento di sosta di una Comunità in cammino… una Comunità di cristiani che cercano tutti di arrivare alla meta, si appoggiano gli uni agli altri… pregano gli uni per gli altri… e si ridanno appuntamento più avanti…

E' lo stile del pellegrino che ci deve animare, lo stile di chi lascia le proprie certezze per avviarsi lungo un percorso lungo, difficile… ma con una meta ben chiara… nella consapevolezza di avere al nostro fianco fratelli che percorrono la nostra stessa strada, e, soprattutto, contando sulla Grazia del Signore per non scoraggiarci nei momenti difficili.

Ultreya!... Un grido di incoraggiamento per andare oltre, un segno di ottimismo… Cristo conta su di noi quando lo incontriamo nel povero… nel sofferente, nei più piccoli… e noi contiamo su di Lui per superare, quando arriveranno, la solitudine, la stanchezza le difficoltà… e poter contemplare un giorno, insieme, le meraviglie del Regno di Dio.

E sicuramente quel giorno canteremo il più bel De colores!



82° CURSILLO PER RESPONSABILI
27-31 Agosto 2003

Giovanni e Giovanna Genovese

MEMO

Il gruppo deve essere presente dentro l'ambiente: in modo discreto, ma incisivo, coraggioso, creativo, facendo in modo che gli altri, vedendo il comportamento cristiano dei membri di questo gruppo, possano interrogarsi sul loro modo di vivere.

MEMO

Il Gruppo primario, nasce spontaneamente, è legato al polo personale… è il gruppo "con chi vuoi…" costituito da poche persone legate da una profonda e radicata amicizia; amici che condividono anche il quotidiano incontrandosi spesso con le famiglie, condividendo gioie e dolori…

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MEMO

I gruppi secondari, sono quelli "con chi devi", figli dei gruppi primari, che nascono come momento di azione apostolica legata all'ambiente in cui si vive.
E' ovvio che si può anche verificare che da alcuni elementi di un gruppo secondario possa nascere un gruppo primario, se si crea l'indispensabile legame di amicizia.
I gruppi secondari sono inevitabilmente in numero superiore ed hanno una specifica natura, volontariato, preghiera, studio... ma tutti hanno un denominatore comune: Il Gruppo primario.


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